Coi loro vini i piccoli ‘grandi’ produttori indipendenti che proponiamo al Michelaccio sono intenzionati a esprimere con il loro operato, come atto di fedeltà e ‘mandato’ morale, le particolarità (più spesso l’unicità) dei rispettivi territori d’origine.

E’ un concorrere virtuoso di spirito, Natura e idee che regge il patto di fiducia e di speranza dell’Uomo nei confronti della Terra. L’esempio di questo folle amore secolare ci ricorda che, se svincolato dalla preoccupazione di ‘soddisfare il mercato’, il vino buono, sostanza piena di vita e altissima espressione di cultura storia e umanità, non ha bisogno di essere tramandato ai posteri con premi, gonfaloni e graduatorie. Preferisce di gran lunga consumare il suo Tempo andando a imprimersi nella memoria di chi, con gioiosi slanci di condivisione o devota e silenziosa concentrazione, nel calore dell’amicizia quando non in francescana solitudine o profonda malinconia, perpetua l’antico-semplicissimo-rito: lo beve.

E bevendolo offre, chiama, brinda, gode, spergiura, canta la vita.

BUONE FESTE

Libera elaborazione dei uno scritto di Diego Sorba, Osteria Il Tabarro, Parma (grazie!)

 

 

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